Il linguaggio dei fiori, all’italiana
I manuali dell’Ottocento attribuivano un messaggio a ogni fiore. Molti di quei significati sono dimenticati, altri vivono ancora nelle nostre usanze e possono trasformare un bel gesto in una gaffe. Ecco quelli che contano davvero in Italia.
Prima regola: occhio ai crisantemi
Se c’è un messaggio floreale che tutti gli italiani conoscono, è questo. Il crisantemo sboccia tra ottobre e novembre ed è da generazioni il fiore dei cimiteri, di Ognissanti e della Commemorazione dei defunti. All’estero, in Giappone come in molti paesi del Nord Europa, è un fiore allegro; da noi un mazzo di crisantemi portato a cena metterebbe in imbarazzo chiunque. Discorso simile, anche se meno netto, per le calle bianche e per i grandi gigli bianchi tutti uguali, che ricordano le composizioni funebri.
Seconda regola, meno nota agli stranieri: il numero dispari. Una rosa, cinque tulipani, sette gerbere. I numeri pari restano tradizionalmente legati ai funerali, con l’eccezione della dozzina di rose per San Valentino.
Fiori con una data sul calendario
- Mimosa, 8 marzo. Scelta nel 1946 dall’Unione donne italiane per la Giornata internazionale della donna: un rametto giallo da regalare a colleghe, amiche e familiari.
- Rosa, 14 febbraio. Rossa per San Valentino, meglio ancora se singola e a stelo lungo.
- Rose benedette, 22 maggio. Nel giorno di Santa Rita da Cascia molte parrocchie benedicono le rose dei fedeli.
- Crisantemo, 1° e 2 novembre. Per i defunti, al cimitero.
- Stella di Natale, dicembre. La pianta rossa che decora le case durante le feste, insieme al vischio sotto cui baciarsi a Capodanno.
Fiori che parlano di tappe della vita
Alcuni fiori sono entrati direttamente nella lingua. «Fiori d’arancio» vuol dire matrimonio, perché i fiori bianchi e profumati dell’arancio ornavano un tempo le spose. La corona d’alloro accompagna i neolaureati, ed è da lì che viene la parola «laurea». La stella alpina, piccola e difficile da raggiungere sulle rocce, è diventata simbolo di coraggio e di amore fedele; in natura però è protetta in molte regioni e non va raccolta. E la margherita è il fiore del «m’ama, non m’ama», sfogliato petalo dopo petalo.
Il giglio che in realtà è un iris
Il giglio rosso sullo stemma di Firenze non è un giglio: la sua forma si ispira all’iris, il giaggiolo che cresceva spontaneo sulle colline intorno alla città. Se vuoi un fiore con un legame toscano, il vero protagonista è proprio l’iris.
Come si leggono i colori
Più del singolo fiore, oggi conta il colore. Qualche indicazione:
- Rosso: amore e passione. Per chi ami, non per la collega.
- Rosa: affetto, gratitudine, tenerezza. Il colore più sicuro per le mamme.
- Bianco: purezza e rispetto. Va bene per spose e battesimi, ma anche per il cordoglio: aggiungi un tocco di verde o di colore se il mazzo è per una festa.
- Giallo: allegria e amicizia, ma nella tradizione italiana la rosa gialla è associata anche alla gelosia.
- Arancio: energia ed entusiasmo, ottimo per una laurea o un nuovo lavoro.
- Viola e lilla: eleganza e un pizzico di mistero. Nel mondo dello spettacolo il viola è considerato sfortunato, quindi niente mazzi viola a un attore la sera della prima.
Tre messaggi semplici, fiore per fiore
Il girasole porta allegria e va bene quasi per tutti. Il tulipano dice primavera e leggerezza, ed è perfetto quando una rosa rossa sarebbe troppo. La peonia, piena e profumata, è da tempo uno dei fiori preferiti per le spose di maggio e giugno. Con un biglietto di due righe, qualunque dubbio sul significato sparisce.
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