Un genere con più di 250 specie
La clematide appartiene alle Ranunculacee e conta oltre 250 specie, presenti in tutti i continenti tranne l'Antartide; in Italia ne crescono sette spontanee, quattro delle quali in ambienti alpini. La più nota è la vitalba (Clematis vitalba), che si arrampica su siepi e margini dei boschi con piccoli fiori biancastri e, in autunno, infruttescenze piumose.
Le clematidi dal fiore grande dei vivai sono altre specie e i loro ibridi: ne esistono oltre 1.400. I "petali" colorati sono in realtà sepali.
La clematide si arrampica avvolgendo i piccioli intorno a un sostegno: serve un traliccio, dei fili o un arbusto, perché un muro liscio non le basta.
Potatura per gruppi
- Gruppo 1: fioriscono presto, sul legno dell'anno prima. Dopo la fioritura si tolgono solo i rami secchi o troppo lunghi.
- Gruppo 2: ibridi a fiore grande, con fioritura a inizio estate e spesso una seconda più tardi. A febbraio si accorcia leggermente fino a una gemma robusta.
- Gruppo 3: fioritura tardiva sul legno nuovo, come 'Jackmanii'. A febbraio si taglia fino alla prima coppia di gemme sane.
La regola semplice della RHS: se fiorisce prima di giugno non si pota, se fiorisce da fine giugno si pota a febbraio.
Capo al sole, piedi all'ombra
Le radici amano il fresco: copri la base con sassi o piante basse. Gli ibridi a fiore grande si piantano cinque-sette centimetri più in profondità rispetto al vaso, così da poter ricacciare dalla base se la pianta viene colpita dall'avvizzimento.
Attenzione alla linfa
La clematide contiene ranuncolina, che irrita pelle e mucose: usa i guanti quando poti. L'ASPCA la considera tossica per cani, gatti e cavalli, con salivazione, vomito e diarrea.