Una solanacea sudamericana
La petunia appartiene alle Solanaceae, la famiglia di pomodoro, patata e tabacco, ed è originaria dell'America meridionale. Wikipedia indica una sedicina di specie; il nome richiama una parola indigena brasiliana per il tabacco. Quella che compri in vaso è un ibrido, Petunia × atkinsiana, nato dall'incrocio di Petunia axillaris, bianca, con Petunia integrifolia, viola.
Proprio per questo il viola è il colore "di partenza" della petunia classica.
Foglie e fusti sono ricoperti di peli appiccicosi, i fiori hanno forma a imbuto.
Tre gruppi da conoscere
- Le grandiflora hanno i fiori più grandi, ma la pioggia li rovina facilmente.
- Le multiflora fioriscono più fitte con corolle minori e reggono meglio un acquazzone.
- Le ricadenti sono pensate per cassette e vasi sospesi e scendono oltre il bordo.
Come coltivarla
In natura è perenne, ma non sopporta il gelo: si mette a dimora quando le gelate tardive non sono più probabili, in genere in primavera avanzata (prima al Sud, più tardi in montagna e nelle zone fredde della Pianura Padana). Vuole un posto soleggiato, con almeno cinque ore di sole.
- Annaffia a fondo quando il terriccio è asciutto, meglio che un goccio al giorno.
- Concima con regolarità: la fioritura lunga consuma energie.
- Elimina i fiori appassiti per evitare la formazione dei semi.
- A fine estate accorcia di circa metà i rami spogli.
E per gli animali?
L'ASPCA indica la petunia come non tossica per cani, gatti e cavalli. Essendo una solanacea, però, è prudente non lasciare che gli animali la mastichino a lungo; in caso di sintomi chiama il veterinario.