Il rosolaccio
Il papavero che vedi nei campi è Papaver rhoeas, detto anche rosolaccio, una pianta erbacea annuale delle Papaveraceae originaria di Eurasia e Nord Africa. In Italia è diffusa in campi, lungo le strade e ai bordi delle ferrovie. Fiorisce da aprile a metà luglio, e i petali sottili e leggeri cadono facilmente.
L'altezza va da una ventina di centimetri a quasi un metro. È un'antica compagna dei cereali, tanto che in agricoltura è considerato un'infestante.
Perché ricompare dopo i lavori
I semi sono minuscoli, restano vitali nel terreno per molti anni e germinano con la luce. Quando la terra viene smossa, per esempio durante uno scavo, i semi vecchi vengono portati in superficie e una scarpata si colora di rosso. Il rosso dei campi di papaveri non è dunque un caso: segnala un suolo rimosso.
In cucina e in erboristeria
Le foglie giovani si mangiano crude o sbollentate, come gli spinaci. Alcune preparazioni regionali sono ricordate dalla tradizione: i confenòns in Friuli, la rosoina in Veneto, la paparina fritta nel Salento. Nella tradizione i petali si usavano anche in infuso come blando calmante, ma un consumo regolare è sconsigliato.
Una precauzione
La pianta contiene alcaloidi, tra cui la rodeina, ed è considerata debolmente tossica, soprattutto nel lattice. Secondo la Pet Poison Helpline può dare disturbi gastrici e sedazione a cani e gatti. Se sospetti un'ingestione, chiama il veterinario; per un bambino rivolgiti al Centro Antiveleni.
Per un prato fiorito spontaneo basta lasciare qualche angolo senza sfalci fino alla caduta dei semi: negli anni successivi il rosolaccio tornerà da solo, soprattutto dove il terreno è stato smosso.