Una fiorita dal nome di calendario
La calendula (Calendula officinalis) appartiene alle Asteraceae. Il nome deriva da calendae, il primo giorno del mese nel calendario romano, per via della fioritura che si rinnova mese dopo mese. Si coltiva di solito come annuale, anche se botanicamente è una pianta erbacea perenne. Lo stelo raggiunge tra i 20 e i 50 cm, a volte fino a 60-70, e i capolini vanno dal giallo all'arancio vivo.
Non confonderla con il tagete, che fa parte di un altro genere anche se in inglese entrambi si chiamano marigold.
Seminare e curare
- Semina in primavera direttamente in piena terra, a uno o due centimetri di profondità.
- Cerca un posto soleggiato; la calendula accetta anche la mezz'ombra e si adatta a terreni poveri.
- Togli i fiori sfioriti, così la pianta continua a produrre nuovi boccioli.
- Lascia maturare qualche capolino: si risemina da sola.
La fioritura va dalla tarda primavera fino all'autunno inoltrato, e i fiori attirano insetti utili.
Usi
I petali sono commestibili e colorano insalate e minestre. Nella tradizione erboristica la calendula si usa per la cute, in applicazione esterna, ma la sua efficacia non è provata a sufficienza. Chi è allergico alle Asteraceae dovrebbe evitarla.
Fiore reciso e animali
Le varietà a stelo lungo vanno bene per il vaso e durano da cinque a otto giorni; tagliale al mattino presto, appena aperte. Secondo l'ASPCA la Calendula officinalis non è tossica per cani e gatti.
Se la coltivi accanto agli ortaggi, ricorda che richiede poco: un terreno comune, qualche annaffiatura nei periodi asciutti e la rimozione dei fiori passati le bastano per restare in fiore per mesi.