Un genere con tante facce
Il genere Dianthus conta circa 300 specie, quasi tutte diffuse in Europa e in Asia. Il garofano comune, Dianthus caryophyllus, è probabilmente originario del Mediterraneo, ma si coltiva da così tanto, circa 2000 anni, che la sua area d'origine non è più certa. Il nome Dianthus viene dal greco e significa "fiore divino".
Si riconosce dalle foglie strette e grigio-verdi, dai nodi ingrossati sul fusto e dai petali dal bordo dentellato o frangiato; il profumo è speziato.
Le forme che incontri più spesso
- Il garofano comune a fiore grande porta un solo fiore per stelo ed è quello che vedi più spesso nei mazzi.
- Il garofano a mazzetto ha più fiori piccoli sullo stesso stelo, che si aprono uno dopo l'altro.
- Il garofano dei poeti (Dianthus barbatus) forma fitti ciuffi di fiorellini ed è una pianta da aiuola.
Il colore originale del fiore selvatico è un rosa-porpora; rosso, bianco, giallo, verde e perfino screziati sono il frutto della selezione. Il blu puro invece non si ottiene con l'incrocio tradizionale.
In vaso
Il garofano è tra i fiori recisi che durano di più: con acqua pulita e un taglio obliquo appena sopra un nodo, può restare bello anche due settimane. Cambia l'acqua ogni due o tre giorni e togli le foglie che finiscono sotto il livello del liquido. Tieni il vaso lontano dalla frutta matura, che emette etilene, un gas a cui il garofano è sensibilissimo e che lo fa appassire prima.
Se in casa c'è un animale
L'ASPCA elenca il garofano tra le piante tossiche per cani, gatti e cavalli, ma con effetti lievi: un po' di disturbi di stomaco e, a volte, irritazione della pelle. Non è una buona ragione per lasciare il mazzo alla portata di un gatto curioso; se noti sintomi, senti il veterinario.